"Ti spiace se andiamo in un fast food qui in zona? Non amo molto la pubblicità che portano i ristoranti in centro... Poi è tardi, immagino sarai stanco" Senza alzare gli occhi per evitare di rivelare quanto la cosa mi tocchi. Con due dita mi alza il mento per poi ritirare la mano e guardandomi negli occhi mi fa "Isabella... Non ci sono problemi per me. Ho fame e a meno che tu non voglia preparare da mangiare anche per me credo che un fast food possa andar bene. Sai, sono arrivato qui infuriato con te e con tutto il genere femminile. Nessuno mi ha mai attaccato il telefono in faccia... Credevo che dopo essere fuggita dal mio ufficio, stessi cercando in modo maleducato di evitarmi. Poi sono arrivato qui e invece della Signora Swan mi sono trovato davanti una ragazzina in lacrime e devo dire che dopo tanti anni sono rimasto stupito. Fortuna che da da ragazzo ho visto diverse volte partorire i miei cani e che il mio veterinario è sempre disponibile! Sei un mistero Isabella Swan. C'è qualcosa che non capisco e che non quadra in te e sono intrigato. Credo che non ti libererai facilmente di me, a prescindere dalla Volturi. Ma adesso andiamo" Mi apre la porta e mi accompagna alla sua auto, un Carrera grigio metallizzato. Anche qua mi apre lo sportello e mi aiuta a sedere nei sedili bassi dell'auto sportiva. Lo osservo guidare in silenzio, le mani strette e sicure sul volante. Lo stereo basso sta passando della musica classica che mi pare riconoscere ma non ci faccio più di tanto caso. Cerco di stidiarlo senza dare nell'occhio. Il suo profilo è ancora più sconvolgente del davanti... Le labbra sono davvero seducenti e la barba di qualche giorno è tremendamente sexy. Riesco a vedere le lunghe ciglia e penso che la sua bellezza sia al limite del legale. Ad un certo punto si gira e mi guarda "Ti piace quello che vedi Isabella? Credo di poter affermare lo stesso. Comumque siamo arrivati, puo'andar bene?" Si tratta di un piccolo ristorante italiano aperto di recente. Non dovrebbero esserci fotografi in questa zona quindi faccio segno di sì con la testa e mi accingo a scendere. Cullen chiede un tavolo appartato e sorprendentemente la cena scorre senza particolari tensioni, almeno all'inizio. Beviamo del vino rosso della casa che probabilmente serve a rompere il ghiaccio. Mi racconta alcune cose che so già, che i suoi genitori vivono nello stato di Washington in una piccola cittadina chiamata Forks dove tutti si conoscono. Suo padre è medico, ha lavorato nei centri più all'avanguardia del paese ma adesso è in pensione ed ha aperto un'ambulatorio a Port Angeles dove esercita gratuitamente due giorni a settimana per le persone che non possono permettersi assistenza sanitaria. Sua madre è un'architetto ma anche lei ha diminuito di molto la sua attività che adesso conduce quasi esclusivamente per passione nell'ambito dell' interior design.
"Non fai molta vita sociale vero? Eppure un bella donna nel fiore degli anni dovrebbe divertirsi"
"In realtà mi diverto anche per conto mio, ho le mie amiche, il mio cane... E poi non amo molto la pubblicità e sembra che i giornalisti non abbiano altro da fare che seguirmi..." sussurro.
"Isabella voglio essere franco visto che siamo nel mezzo di una tregua: sappiamo bene in che mondo viviamo e la tua storia sollecita l'interesse della gente. Hai fatto praticamente di tutto pur di far parlare di te e della tua vita privata. Non si sposa un uomo di setantacimque anni appena maggiornenni senza passare per..."
"Signor Cullen. Credo che stiamo entrando in un argomento strettamemte privato che non voglio discutere con lei. Spesso le cose sono diverse da come appaiono, se solo si ha la voglia o l'interesse di conoscere la verità senza limitarsi a giudicare. Ho smesso di voler spiegare la mia vita da molto tempo, non ne vale la pena. Non mi pento di niente e sono pronta a rinunciare ad una vita sociale se questo è il prezzo da pagare".
"Credo che a questo punto potresti iniziare a chiamarmi Edward non trovi? E comunque hai ragione il tuo passato non dovrebbe riguardarmi. Cmq ho intenzione di porre fine alla tua clausura che tu lo voglia o no. Posso far smettere la stampa di gettarti fango contro se accetti di uscire con me per un po' di tempo. Non ti sto proponendo niente di serio ovviamente, non potrei mai portarti a Forks per esempio... Ma possiamo trascorrere del tempo insieme e godere della reciproca compagnia. Dopo tutto posso non essere il tuo tipo ma converrai con me che ho qualche carta da giocare in più rispetto alla media dei vecchietti che frequenti..."
"Sai "Edward" credo che chiamerò un taxi. Mi pareva troppo strano che ti fossi comportato da gentiluomo fino ad adesso. Grazie di tutto e no, non credo di essere interessata a vederti di nuovo". Faccio per andare via ma mi trattiene per un braccio che mi passa dietro alla schiena incollandomi al suo corpo. Con la coda dell' occhio vedo una luce ma sono in difficoltà e tento di divincolarmi.
"Non te ne andrai di nuovo così. Basta fare la codarda, non si scappa quando le cose si fanno difficili, non tel'hanno insegnato?" Mi sussurra all'orecchio. In qualche modo tovo il verso di sollevare il braccio libero e gli tiro uno schiaffo.
"Isabella... Questo è stato un comportamento molto stupido, o molto furbo, non saprei..." E poi mi bacia. Mentre ho ancora il braccio fermo dietro la schiena sento le sue labbra forzare le mia e sento la sua lingua calda che inizia a frugare nella mia bocca. Vorrei fare qualcosa ma sono allibita. Ed eccitata. Dovrei odarlo per quello che dice, per come si comporta ma ho i sensi completamente all'erta. Il suo profumo mescolato all'odore dalle sua pelle, i grattare della barba incolta sulla pelle morbida del mio viso e sulle labbra, il calore del suo corpo stretto al mio. Non ho la forza di aprire gli occhi e di reagire. Sono completamente persa nelle sensazioni che provo e non so come mi trovo a rispondere al bacio. La mia mano libera ancora indolenzita si trova fra i suoi capelli. Fino a quando non si stacca da me e mi rimette a sedere.
"Se questo serve a farti stare buona lo adotterò come sistema con te. Comunque adesso finiremo la cena da persone civili ed educate poi ti accompagnerò a casa e tu penserai alla mia proposta" Finisco di cenare in silenzio ancora un po' sconvolta. Lui non lo sa, ma a parte qualche bacio sulle labbra con qualche compagno di orfanotrofio questo è stato il mio primo bacio "serio". Non sono molto soddisfatta delle circostanze, ma ho trovato il lato fisico della cosa molto soddisfacente. Mi sento quasi tradita dal mio corpo che sembra aver agito di sua volontà e questo non mi piace, è una debolezza. Mentre sono lì che rimugino per conto mio si avvicina "Isabella, sembri sconvolta. Non so cosa ti hanno lasciato di così brutto le tue esperienze passate ma posso garantirti di essere in grado di farti scordare tutto il resto se accetti di essere la mia donna"
"Per favore Edward, sono molto stanca vorrei andare a casa" Davanti al cancello del giardino mi giro per fare un cenno di saluto e me lo trovo a fianco. Insiste per accompagnarmi alla porta "Non penso sia il caso che tu entri, buonanotte" Sembra infastidito ma di nuovo mi prende di sorpresa e mi trovo con la schiena al portone, ancora una volta completamente persa fra le sue braccia. É un bacio diverso, meno arrabbiato e forse per questo ancora più difficile da resistere. Sento il suo bacino premere su di me e la sua erezione contro il mio stomaco. É tutto nuovo per me, ma lui non lo sa, crede di aver a che fare con una donna di esperienza... Un braccio mi cinge la vita mentre l'altra mano mi accarezza il collo fermandosi lungo la linea della clavicola. Quando mi lascia ho le labbra gonfie e una gran voglia di piangere.
"Pensa alla mia offerta Isabella. Ti rendi conto che fra noi sarebbe passione pura. Potresti liberarti della stampa e dei brutti ricordi che ti hanno lasciato i tuoi amanti...".
"Buonanotte Edward" e prima che possa fare qualsiasi cosa entro in casa e chiudo la porta. Certo per me non sarà una buona notte.
Disclaimer: I don't own the characters. This story is written for fun only
Disclaimer: I don't own the characters. Story for fun only.
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mercoledì 15 ottobre 2014
CAPITOLO 5 PARTE SECONDA
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