Disclaimer: I don't own the characters. Story for fun only.

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martedì 4 novembre 2014

CAPITOLO 44

EPOV - LE SETTIMANE IN OSPEDALE
I giorni si susseguono, tutti uguali. Io non lascio mai l'ospedale e dormo sulla poltrona in camera di Isabella. Mia madre ogni tanto insiste che torni a casa almeno a dormire e si offre di stare con Isabella, ma puntualmente declino. Allora mi porta ogni giorno un cambio insieme al cibo e sta con lei nei dieci minuti che impiego per fare una doccia nel bagno privato della stanza. Non mi rado dal matrimonio e sembro un barbone. Lo faró quando ne avró voglia, adesso é l' ultimo dei miei pensieri.
Tutti gli altri sono tornati a New York, Jasper si tiene in contatto con me per fini strettamente lavorativi e lavoro dal portatile che mi sono fatto mandare. Le informazioni le chiede a mio padre... Per ora non sono nella posizione di pretendere di piú. Non ho piú visto ne' sentito di Emmet e Rose ma presuppongo che anche loro abbiano chi li informa. Non dubito che Jake stia lavorando al suo meglio per Isabella ma non ho notizie neppure di lui. Mi hanno fatto il vuoto intorno e me lo merito. Solo mia madre, fedele alle sue parole, mi sta vicina con mio padre. Con lui non ho parlato. Non posso perdere anche il suo appoggio. Forse mia madre gli ha raccontato, ma anche se fosse non lo dá a vedere. É freddo, non é il caro vecchio Carlisle, ma é presente e grazie al suo rapporto con Banner ha ottenuto che nessuno mi abbia ancora buttato fuori. Sto facendo sudare il personale. Lo so che non dovrei... Ma quando la portano via per gli esami mi manca il respiro... Penso di stare diventando matto, se giá non lo ero... Mi sento lontano anni luce da ció che ero prima, tutta la scala dei miei valori é completamente sovvertita. Non so neppure cosa avevo in testa prima... A stento riesco a capire me stesso e non posso pretendere che lo facciano gli altri. Mio nonno ha provato a venire in ospedale a parlarmi dopo che ho rifiutato tutte le sue chiamate, ma non l'ho fatto avvicinare. Non mi interessa cosa deve dirmi, ci penseró quando avró risolto i problemi importanti. Ormai lo sento completamente estraneo alla mia vita. Non lo incolpo per come mi sono comportato. É vero che ha sempre avuto una grande influenza su di me, ma se non fossi stato terreno fertile per far attecchire il seme del suo modo di vedere le cose, poco avrebbe potuto. La colpa é mia. Sono io che mi sono lasciato trascinare e mi sono lasciato irretire e sono io che devo fare ammenda, per tutto. Con i miei genitori, con Isabella e tutte le persone che ho ferito negli anni. Sará impossibile contenere completamente il mio carattere passionale e la mia tempra, ma faró il possibile perché ció non mi porti a fare del male alle persone che amo. Se potró ancora guardarmi allo specchio lo devo solo ad Isabella... Anche se decidesse di non volermi piú saró un uomo migliore per lei, perché la sua sofferenza non sia stata inutile. Se fossi stato solo un po' meno presuntuoso e pieno di me forse avrri potuto cambiare lo stesso col tempo ed evitare a tutti tanta sofferenza, ma ormai quello che é stato non puó essere cambiato e posso solo ripartire da dove sono ora.
L' unica cosa che mi manda avanti per il momento é la certezza che le condizioni cliniche di mia moglie stanno migliorando. Sono passate due settimane e la febbre é scomparsa. Ieri le hanno fatto una radiografia ai polmoni e sono puliti. Adesso respira bene da sola. Le ferite e i graffi sono guariti e i punti sono stati tolti. Ho voluto per forza aiutare le infermiere a lavarla sostenendola mentre la pulivano e le cambiavano gli abiti, anche se si tratta solo degli slip e del camice ospedaliero. Venerdí le hanno fatto una tac alla testa e sembra che non ci siano state fratture. L' ematoma é quasi completamente riassorbito e domani dovrebbero farle una risonanza megnetica per escludere ogni danno. La certezza l' avremo solo quando si sveglierá, per ora é sempre in coma farmacologico e non sopporto piú di vederla immobile. É dimagrita molto e ha un colore grigiastro... la alimentano via flebo ma non é abbastanza...
***
"Oggi faremo la risonanza magnetica... Mi raccomando signor Cullen... Si comporti bene con le infermiere... Se tutto ve bene domani penso di poterla togliere dal coma farmacologico, ma prina vediamo gli esami. Ok? Pensa di poter collaborare?"
Il Dottor Banner mi parla come farebbe ad un bambino capriccioso ed in fondo non gli ho dato modo di pensare altrimenti di me.
"D' accordo" e mantengo la promessa anche se mentre é via mi sento morire. L' esame sembra durare un' eternitá ma alla fine la riportano da me. Nessun segno di Banner e mi sento sopraffare dalla frustrazione. Dopo almeno due ore vedo entrare mio padre.
"Sono stato con il dottore fino ad ora. Abbiamo valutato insieme i risultati della risonanza e chiesto anche un consulto telematico ad uno specialista rinomato di Chicago, per questo c'é voluto un po'  Ho voluto il meglio Edward..."
"Grazie papá ma allora, che notizie ci sono?"
"É tutto apposto Edward. Apparentemente non ci sono lesioni al tessuto celebrale e domani la toglieranno dal coma. Non é finita peró Edward... non voglio frenare la tua gioia ma devi avere ancora molta pazienza... Non é detto che si sveglierá subito" ma questo basta a risollevare la mia giornata. Decido di radermi, se Isabella si dovesse svegliare voglio sembrare in forma... Mi sento emozionato come un bambino. Non vedo l' ora di iniziare a farmi perdonare...
***
Giovedí sera sono quasi due giorni che dovrebbe essere sveglia e io sono giá in preda al panico. Non é successo assolutamente niente. Non si é svegliata. Le ho parlato, mi sono avvicinato... l' unica cosa che ho ottenuto é di farla agirare nel letto e fare allarmare i medici perché il battito cardiaco sembrava impazzire. Sembra terrorizzata... L' unica cosa che mi consola é che lo fa anche quando si avvicina Banner... sta calma solo con le infermiere...
Sabato sono al limite della pazzia.
"Perché cazzo non si sveglia!!! Fate qualcosa!!!"
"Signor Cullen... Possiamo solo aspettare. Sembra che le manchi la volontá di svegliarsi... Ci vuole pazienza..."
La mia frustrazione é ai limiti di guardia e Domenica mi trovo piú volte a tentare di abbracciarla solo per vedere la sua reazione e tentare di squoterla. Banner non mi ha buttato fuori solo per rispetto a mio padre. Nemmeno mia madre riesce a farmi ragionare. Lunedí notte sono una larva... Per la seconda volta mi trovo in ginocchio con la testa sul letto a singhiozzare e mi faccio pena. Non mi basta la forza per sopportare tutto questo, senza la garanzia di sapere quando finirá. Le mie parole si mescolano ai miei pensieri mentre tento disperatamente di scuoterla dal torpore in cui si é rifugiata.
"Isabella..." il mio é un grido disperato...
"Dannazione Isabella svegliati..." angelo mio torna da me...
"Ti prego Isabella... Ho bisogno di te... Non posso vivere senza di te... Ti prego"
Ho bisogno di te per essere un uomo, tu mi rendi una persona migliore...
"Sono uno stupido Isabella... Se quando ti sveglierai vorrai prendermi a schiaffi, te lo lascerò fare... Me lo merito, ma ti prego svegliati..."
Sono cambiato amore mio non ti faró piú del male, ti dimostreró di meritare il tuo amore...
"Ti prego Isabella. Ti amo... torna da me..."
É la prima volta che lo dico a voce alta e la veritá di quello che provo per lei mi si palesa ancora piú forte davanti agli occhi.
Continuo a piangere avendo perso ogni contegno, sento che la speranza mi sta abbandonando... Sento di averla persa proprio adesso che sono riuscito ad ammettere i miei sentimenti a voce alta.
"Edward" sento la voce poco piú forte di un soffio e penso di aver sognato. La guardo ancora immobile nel letto ma una timida luce si accende nella mia testa, non posso mollare adesso...
"Isabella. Rispondimi Isabella. Ti prego non andare via di nuovo rimani con me!"
E poi accade... La vedo aprire gli occhi e sbatterli per abituarsi alla luce. É incredibilmente bella, anche sdraiata in questo letto di ospedale. Forse lo é ancora piú di prima adesso che riesco a vedere oltre l'apparenza delle cose, ora che riesco a capire la bellezza della sua anima.
"Dove sono Edward? Sono andata fuori poi non ricordo..."
"Sei caduta Isabella... Poi..."
Ma la voce del medico che entra nella stanza lo interrompe. "D' accordo Signor Cullen ora ha visto che sua moglie ha ripreso conoscenza e la invito pertanto a lasciare la stanza una buona volta"
"Non credo proprio dottore, ho bisogno di parlare con mia moglie"
"Sig. Cullen, quello di cui sua moglie ha bisogno adesso è di calma e tranqillità e soprattutto di un medico che la visiti. Per favore non mi costringa a farla allontanare"
"Isabella sarò qua fuori. Appena il dottore mi darà il permesso tornerò da te"
"No... Ti prego vai... Hai bisogno di una doccia e di una notte di sonno..."
"Una notte... Poi tornerò da te. Te lo prometto tesoro... Non sarai sola comunque... La mamma e gli altri non aspettano altro che vederti".
Mi distrugge lasciarla... Ma la gioia che mi porto dentro non conosce limiti. Incrocio mia madre che mi guarda con fare interrogativo ed in mano la busta con la mia colazione.
"Si é svegliata mamma... Mi ha chiesto di andare a casa a dormire e lo sto facendo per lei... Per favore non lasciarla sola"
Mia madre si porta una mano alla bocca e spalanca gli occhi. Si appoggia al muro perché la felicitá l'ha scossa dal profondo. Riprende l' equilibrio e in un attimo siamo abbracciati e sta piangendo sulla mia spalla.
"Andrá tutto bene Edward... me lo sento. Dio che gioia... Ma ora vai e non pensare a niente, saró con lei finché non tornerai"
Ed inizia a correre verso la stanza dimenticandosi anche di lasciarmi il sacchetto col cibo. Tanto le serivrá... Io posso sempre fermarmi al bar, non sento piú nemeno la stanchezza. Un passo l' abbiamo fatto, adesso devo solo sperare nel suo perdono.

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